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Le banche e i fattori ESG: dalla governance (G) all’ambiente (E)

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17 novembre 2020

Secondo Romain Miginiac di Atlanticomnium, dopo i grandi progressi fatti nella governance bancaria sull’onda della crisi finanziaria globale, le banche avranno verosimilmente un ruolo sempre più attivo nelle tematiche ambientali.

Sono trascorsi oltre dieci anni dalla crisi finanziaria globale a cui ha fatto seguito una profonda revisione delle norme bancarie. La corporate governance degli istituti bancari, il più problematico tra i fattori ESG per il settore prima della crisi, è migliorata moltissimo e oggi è un elemento di interesse per chi investe in titoli di credito delle banche europee. Siamo entrati in una nuova decade e in un nuovo stadio della regolamentazione, l’attenzione si è spostata progressivamente dalla governance alle tematiche ambientali, in particolare al rischio climatico. Per quanto il rischio climatico sia rilevante per il settore bancario europeo, la regolamentazione continuerà a fungere da catalizzatore positivo per il profilo ESG di questi istituti, come avvenne durante la trasformazione del settore dopo la crisi finanziaria globale. Le iniziative avviate dalle banche si moltiplicano e, considerata la loro importante funzione nel finanziamento dell’economia europea, avranno probabilmente un ruolo sempre più attivo nella transizione ambientale.

La governance nel settore bancario

È indubbio che, dopo la crisi finanziaria globale, il profilo di credito e l’impegno sulle tematiche ESG delle banche si sia concentrato sulla governance. Le problematiche correlate alla governance per le banche europee e globali hanno contribuito alla distruzione di valore nel settore, sia a causa delle perdite ingenti subite durante la crisi finanziaria che per i costi elevati dei casi di condotta illecita degli ultimi dieci anni.

Prima della crisi finanziaria globale, la supervisione dei rischi carente, un’eccessiva assunzione di rischio e l’orientamento sugli utili a breve termine, abbinati a regole poco ferree, hanno reso il settore bancario estremamente vulnerabile nei confronti degli shock esterni. Durante la crisi finanziaria globale, le banche non sono state in grado di assorbire perdite elevate su prestiti e titoli, e ciò ha portato a fallimenti e salvataggi di banche di importanza sistemica. Anziché contenere la crisi, le banche ne hanno amplificato l’impatto, e si è verificata una delle contrazioni più gravi della storia.

Dopo la crisi finanziaria globale, i comportamenti adottati in passato hanno generato costi molto alti per i casi di condotta illecita che hanno gravato per anni sulla redditività del settore. Le banche europee hanno riportato dal 20081 costi per condotta illecita superiori ai 100 miliardi di euro, collegati a diversi comportamenti del passato (mutui sub-prime negli Stati Uniti, manipolazione del mercato, ecc.).

Regolamentazione: il catalizzatore dei cambiamenti positivi nella governance

La principale tendenza a livello della governance bancaria negli ultimi dieci anni attiene probabilmente alla regolamentazione. Sull’onda della crisi finanziaria globale, le autorità di vigilanza hanno avuto l’arduo compito di stravolgere le norme bancarie esistenti per impedire che si verificasse una nuova crisi di tale portata. In particolare, si trattava di rafforzare il settore bancario in previsione di eventuali shock esterni e di garantire che le banche fossero in grado di affrontare uno scenario di stress, senza la necessità di ricorrere ai soldi pubblici.

Basilea III è il risultato di anni di inasprimento delle norme, attuato nella maggior parte delle giurisdizioni in tutto il mondo, per esempio nel 2013 in Europa con la direttiva sul capitale obbligatorio (CRR/CRD). Si è dunque cercato di colmare importanti lacune dei sistemi normativi precedenti e di affrontare il problema dell’incapacità delle banche di superare gli shock economici. In particolare, sono stati rafforzati i requisiti di capitale e di liquidità, le procedure di gestione del rischio e di vigilanza, oltre a migliorare la trasparenza e la divulgazione delle informazioni. La quantità di capitali che è stata raccolta e il miglioramento dei meccanismi di controllo del rischio e di vigilanza sono stati fondamentali per la trasformazione del settore. Le banche sono state costrette a ridurre il rischio a livello delle operazioni di prestito e di trading, a fronte di un aumento del capitale obbligatorio imposto dalle nuove norme. Hanno quindi iniziato a liberarsi degli asset più rischiosi e a ridimensionare le operazioni finanziarie più a rischio. Il miglioramento dell’informativa e della trasparenza ha dato agli investitori un quadro più chiaro dei potenziali fattori di rischio per le banche.

A seguito dell’inasprimento della regolamentazione, il profilo di governance delle banche è migliorato moltissimo. La governance è diventata un elemento positivo per i profili di credito bancari, rendendolo uno dei settori più solidi. La crisi attuale da COVID-19 ha dimostrato i progressi fatti: il settore bancario europeo è stato in grado di assorbire una profonda recessione, pur continuando a sostenere i clienti e l’economia. Le banche oggi fungono da cuscinetto, non da amplificatore, degli shock economici. Anche i costi per le controversie sono in calo (dopo il picco del 2013/2014) grazie alle migliori procedure di corporate governance. Ci sono ancora aspetti da migliorare, come si evince dalle recenti multe per il riciclaggio di denaro. Tuttavia, la tendenza segnala un netto miglioramento, e oggi la governance rappresenta un catalizzatore positivo per investire in obbligazioni bancarie.

Dalla governance all’ambiente: in cosa consiste il rischio climatico per le banche?

Per chi investe nel mercato del credito, negli ultimi dieci anni l’attenzione si è rivolta alla governance nella fase di ricostruzione del sistema bancario dopo la crisi finanziaria globale. Nonostante i costanti progressi della regolamentazione che sfoceranno indubbiamente in un ulteriore rafforzamento dei fondamentali bancari (Basilea IV è all’orizzonte), la governance delle banche si trova oggi su livelli eccellenti.

Ora che il settore bancario è stato “rimesso in sesto”, l’attenzione della regolamentazione può passare alle questioni ambientali. Le operazioni bancarie di per sé non hanno grandi implicazioni a livello del rischio climatico, tuttavia l’impatto indiretto degli impieghi bancari ha ramificazioni più vaste. Il rischio climatico minaccia le banche sia attraverso i rischi fisici (ovvero l’impatto degli eventi climatici) che attraverso i rischi di transizione (ovvero i rischi correlati alla transizione verso un’economia più verde, per esempio gli stranded asset). Un esempio di rischio fisico sarebbe la perdita sui prestiti per un progetto che è risultato insolvente a causa dei danni fisici provocati da un evento climatico (uragani, incendi, ecc.). Un esempio di rischio di transizione sarebbero le perdite elevate su prestiti derivanti dall’insolvenza di aziende del settore minerario, qualora si verifichi il passaggio improvviso a fonti di energia più verdi che provochi un calo della domanda.

Ci sono due aree di potenziale vulnerabilità per i portafogli impieghi delle banche, a causa delle esposizioni correlate ai prestiti alle imprese in settori a rischio (energia, trasporti, ecc.) e per gli impieghi in aree esposte al cambiamento climatico (per esempio, mutui ipotecari in aree a rischio di alluvione).

L’esposizione delle banche al rischio climatico a livello degli impieghi varia da istituto a istituto, però nel complesso si tratta di un rischio significativo che va affrontato, altrimenti potrebbe avere conseguenze assai negative per il settore. Inoltre, dato che le banche restano la fonte principale di finanziamento per le imprese non finanziarie europee, il loro ruolo nella transizione ambientale è fondamentale.

Il cambiamento è alle porte e sarà rapido

Come abbiamo accennato in precedenza, le autorità normative sono riuscite con successo a trasformare il settore bancario europeo, e lo si evince dalla sua solidità a livello della governance e dei fondamentali. È giunto il momento di concentrarsi sulle problematiche ambientali, dato che la governance non rappresenta più un grave problema (anche se resta sotto l’occhio attento delle autorità di vigilanza), inoltre le banche oggi sono pronte ad affrontare la sfida del clima nei prossimi decenni.

Aumentano dunque le pressioni sulle banche da parte delle autorità affinché affrontino il rischio ambientale. L’evoluzione della regolamentazione segue l’agenda politica per quanto concerne l’attenzione alle questioni climatiche e alla crescita sostenibile, come si vede nell’attenzione per le tematiche verdi nell’ambito del fondo per la ripresa in Europa e nel budget UE a più lungo termine, dove almeno il 30% è stato stanziato per progetti ambientali. Inoltre, Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea (BCE), ha confermato più volte che il cambiamento climatico è una priorità per la banca centrale che si riflette nella politica monetaria e nella supervisione delle banche europee.

Gli sforzi normativi sul tema del rischio climatico sono ampi e riguardano molteplici tematiche, dal punto di vista di un obbligazionista, l’impegno riguarda principalmente l’informativa, i piani di azione e la ripartizione del capitale. Prima di tutto, sono stati attivati diversi flussi di lavoro per incrementare la trasparenza sull’intensità di carbonio dei portafogli di impieghi bancari e del rischio climatico correlato. L’obiettivo è di potenziare l’informativa, ma anche la coerenza e la comparabilità dei dati divulgati dalle banche. Con una migliore visibilità sui rischi e indicatori uniformi, gli investitori potranno avere un quadro più chiaro sul rischio climatico dei singoli istituti bancari. Secondariamente, alle banche è stato chiesto di presentare un piano d’azione su come intendono affrontare il rischio climatico nella loro attività (prestiti compresi). Per esempio, la Prudential Regulation Authority (PRA) del Regno Unito ha chiesto alle banche britanniche di presentare un piano entro la fine del 2021. Infine, e forse l’aspetto più importante, c’è l’inserimento del rischio climatico nelle decisioni sull’impiego dei capitali. La BCE e il PRA britannico inseriranno il rischio climatico negli stress test futuri, e questo rappresenterà una svolta significativa. Gli stress test hanno un effetto diretto sulla pianificazione del capitale per le banche, per cui penalizzando gli istituti con un rischio climatico elevato si incoraggerà il passaggio dal finanziamento di settori a uso intensivo di carbonio ai settori più attenti all’ambiente. Un altro esito possibile saranno le pressioni da parte della clientela bancaria affinché gli istituti si attivino per ridurre il proprio rischio climatico.

Si vedono già i primi effetti sul comportamento delle banche nell’erogazione dei prestiti, non solo attraverso l’impegno a ridurre i prestiti alle imprese più inquinanti, ma anche nella direzione dei nuovi flussi di credito. Per esempio, sono nati nuovi prodotti di credito “verdi”, con agevolazioni per le imprese che finanziano progetti che hanno un impatto positivo sull’ambiente. Diverse banche europee offrono tassi scontati ai mutuatari che finanziano immobili ad alta efficienza energetica.

Ci sono state anche altre iniziative a livello settoriale. Nel 2018, nell’ambito della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti climatici (COP24), diverse banche europee hanno unito le forze per definire un metodo per misurare la conformità dei portafogli di prestiti alle imprese agli obiettivi dell’accordo sul clima di Parigi. Il test PACTA per analizzare la compatibilità climatica dei portafogli finanziari all’accordo di Parigi (Paris Alignment Capital Transition Assessment) adotta un approccio granulare, settore per settore, con risultati e rapporti standardizzati. La diffusa adozione di iniziative di questo tipo garantirà una migliore informativa sui rischi climatici, nonché la capacità di valutare le banche sulla base degli obiettivi prestabiliti.

In conclusione, tra i fattori ESG sarà l’ambiente ad attirare l’attenzione degli investitori e delle autorità normative nel settore bancario nel prossimo decennio. Ora che il profilo di credito delle banche è più robusto, le autorità di vigilanza possono concentrarsi sul ruolo del settore nel finanziamento dell’economia verde. Le pressioni normative si concentreranno sul rischio climatico degli impieghi bancari e sulla solidità del settore bancario in tale ambito. La regolamentazione è riuscita a riorganizzare il settore bancario europeo dopo la crisi finanziaria globale, per cui ci aspettiamo che riesca a migliorare moltissimo anche il profilo ambientale delle banche. Il risultato comprenderà informative più accurate, la riduzione graduale dei prestiti ai settori con un uso più intensivo del carbonio e l’impiego dei capitali nella green economy. È un processo che è già iniziato e che accelererà grazie alle pressioni normative.

1Atlanticomnium, dati societari

 

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