The Disruptive Strategist – Le valute digitali e il futuro del denaro

David Goodman di GAM Investments esamina gli sviluppi delle valute digitali a livello delle banche centrali, in particolare il piano della Cina nelle criptovalute, e più in generale la tendenza alla digitalizzazione del denaro.

17 novembre 2021

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A settembre 2021 la banca centrale cinese ha dichiarato illegali le valute digitali decentralizzate e ha proibito le operazioni in criptovaluta, dichiarando ufficialmente fuori legge tutte le attività correlate alle monete digitali. L’istituto ha dichiarato che “le attività imprenditoriali correlate alle valute virtuali sono attività finanziarie illegali”, aggiungendo che “sussistono rischi legali per i singoli e le organizzazioni” che partecipano ad attività di scambio che comportano il ricorso alle valute virtuali. È interessante notare che, in concomitanza col divieto delle criptovalute decentralizzate, la Cina ha lanciato la valuta digitale della banca centrale (CBDC). Nel 2020 venne fatta circolare online un’immagine della valuta digitale cinese, lo yuan digitale (DCNY), con un portafoglio che accettava diverse forme di pagamento, tra cui pagamenti mobile e QR code.

La banca centrale cinese spiegò che il lancio dello yuan digitale era la sua risposta alla minaccia derivante dalla diffusione delle criptovalute decentralizzate, come il Bitcoin, e che una valuta digitale centralizzata avrebbe contribuito all’efficienza delle transazioni in Cina. Il sistema prevede che lo yuan digitale scada dopo un certo periodo di tempo allo scopo di incoraggiare la spesa e stimolare la domanda economica. La banca centrale ha già lanciato il DCNY in diverse città attraverso programmi pilota che hanno avuto successo. Nell’ottobre 2020 gli abitanti del distretto di Luohu di Shenzhen hanno speso quasi 10 milioni di dollari nella settimana di prova della valuta digitale, con oltre 200.000 registrazioni. Seppur ancora agli albori, il DCNY è il progetto di valuta digitale decentralizzata più articolato e mette la Cina al primo posto della classifica di 110 Paesi che stanno sviluppando una valuta digitale.

CBDC sì o no?

Nel 2014 quando la Cina iniziò a pubblicizzare il piano per la sua valuta digitale, altri Paesi hanno seguito con interesse l’iniziativa e hanno cominciato a esplorare questa soluzione. Sulla base di un sondaggio condotto dalla Banca dei regolamenti internazionali, l’86% delle banche centrali sta valutando vantaggi e svantaggi del lancio delle CBDC, ma solamente il 14% si trova in una fase di sviluppo avanzato, con l’introduzione di piani pilota. Inizialmente, molti Paesi hanno mostrato scetticismo nei confronti del piano della Cina di creare una valuta digitale, ma il ritmo con cui si sta sviluppando li ha spinti a prenderlo in seria considerazione. In un recente rapporto, la Bank of England ha specificato: “Una valuta digitale della banca centrale o CBDC consentirebbe a famiglie e imprese di effettuare direttamente pagamenti elettronici utilizzando la moneta emessa dalla Bank of England”.

Per quanto la maggior parte delle persone veda il proprio denaro come digitale, in realtà ha un deposito bancario e un accesso digitale tramite un’app. Attualmente, solo le banche commerciali hanno un collegamento diretto con la banca centrale, una valuta CBDC potrebbe però consentire per la prima volta a consumatori e imprese di accedervi direttamente. In generale, per CBDC si intende una forma digitale della moneta legale che utilizza la tecnologia blockchain per gestire il suo libro mastro. A differenza delle criptovalute, una CBDC viene amministrata da un ente centralizzato, nella maggior parte dei casi la banca centrale di un Paese. Per l’utente finale, il valore che l’unità digitale rappresenta, per esempio una sterlina digitale, resta invariato.

Figura 1: Possibile scenario: l’introduzione delle CBDC potrebbe eliminare il rischio correlato all’utente e consentire alle banche di concentrarsi sui servizi

 

Quali sono i vantaggi di una valuta digitale?

La divisione ricerca sugli strumenti digitali di Bank of America, in un rapporto di ottobre, ha rivelato che 221 milioni di persone hanno acquistato o venduto una criptovaluta a giugno 2021, in aumento rispetto ai 66 milioni del maggio 2020.1 Con la rapida diffusione dei pagamenti contactless e delle transazioni online, dipendiamo sempre meno dalla moneta fisica. Le valute digitali possono essere considerate come un upgrade dei protocolli di gestione del denaro via internet che già conosciamo e utilizziamo nelle nostre operazioni online. E come ogni upgrade, si prevede l’aggiunta di nuove funzioni che migliorino la rapidità, l’efficacia e in generale l’esperienza dell’utente. Quali saranno queste funzioni dipenderà dalle decisioni che saranno prese sui singoli progetti, tuttavia in generale verranno ridotti i tempi di liquidazione e potenziati i sistemi di monitoraggio delle reti di pagamento.

Criptovalute private o stablecoin oggi

Sono già state create numerose criptovalute private collateralizzate con un asset di riserva, chiamato stablecoin. Sono la soluzione del settore privato alla moneta legale digitale, un tipo di criptovaluta emesso da una società privata con un meccanismo per ridurre le oscillazioni dei prezzi e stabilizzarne il valore. L’obiettivo delle stablecoin è di offrire una versione alternativa della valuta digitale priva di rischio, gestita in modo indipendente dalle banche commerciali e che può essere utilizzata direttamente dal consumatore, a prescindere dalla sua situazione bancaria. Dato che le banche tradizionali sono spesso critiche nei confronti delle società di criptovalute, le stablecoin sono diventate una componente importante del neonato settore. Le stablecoin consentono di scambiare facilmente miliardi di dollari e oggi rappresentano un capitale superiore a 100 miliardi di dollari investito nell’ecosistema delle criptovalute. Considerato che quest’industria supererà i 2 mila miliardi di dollari, non ci sorprende che le banche centrali stiano mostrando crescente interesse per un’opportunità molto appetibile.

Stablecoin e CBDC a confronto

Alcuni credono che le banche centrali dovrebbero consentire al settore privato di continuare nella strada dell’innovazione. C’è altresì chi ritiene che la rapida adozione delle CBDC potrebbe minacciare la stabilità del sistema finanziario e presentare rischi sconosciuti. Altri temono che le CBDC darebbero più potere alle banche centrali, dato che la valuta può essere programmabile, trasformandola in una forma condizionata di pagamento che potrebbe essere manipolata, sia in positivo che in negativo, e che potrebbe mettere a repentaglio le libertà individuali. Per esempio, con la diffusione dei portafogli digitali, una banca centrale potrebbe effettuare pagamenti mirati con più velocità e facilità rispetto alla distribuzione di sussidi e indennità che richiedono tempi più lunghi. Le banche centrali potrebbero inoltre imporre delle condizioni alla moneta di nuova emissione, per esempio dev’essere spesa entro 30 giorni, ma solo in alimentari e abbigliamento per bambini, non in vino o nel gioco d’azzardo. Inoltre, le banche centrali potrebbero adottare strumenti di politica monetaria come i tassi di interesse negativi. In tal caso, si dovranno pagare gli interessi su un deposito come se fosse un prestito, riducendo il saldo nel tempo.

Secondo molti, le stablecoin sono troppo rischiose per la mancanza di trasparenza e di governance. Un’azienda privata che emette stablecoin può dichiarare che i suoi dollari digitali sono garantiti da dollari reali, tuttavia c’è la possibilità che le cose vadano male, mentre una valuta CBDC della banca centrale sarebbe garantita dal governo, come i titoli di Stato. A coloro che temono che le banche centrali diventino troppo potenti, i sostenitori di questo meccanismo rispondono che verrebbero attivati dei sistemi di protezione e che una CBDC di successo implicherebbe le stesse libertà che hanno oggi i contanti.

Conclusioni

Sebbene sia ancora troppo presto per capire come si concretizzerà questa soluzione o in che modo i governi gestiranno le valute digitali, il megatrend è che il processo di digitalizzazione delle valute proseguirà, a prescindere da quali saranno i soggetti coinvolti. Anche se le banche centrali hanno chiarito che le CBDC saranno utilizzate in aggiunta al denaro contanti e non lo sostituiranno, a prescindere dalla forma, digitale o meno, è ancora la moneta legale che perde valore con l’inflazione. Va inoltre considerato il fatto che i governi assumono più controllo sui cittadini. Nel frattempo, la nostra conclusione è che gli “hard asset” come azioni, bitcoin, lingotti d’oro o immobili, sono uno strumento utile per gli investitori che vogliono combattere l’inflazione.

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David Goodman

Investment Manager

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