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La forza dell’India: il Paese avrà un ruolo di leadership nei mercati emergenti nel prossimo decennio

Secondo Tim Love, Joaquim Nogueira e Rachit Chirania del team Emerging Markets Equity di GAM Investments, nel corso del decennio in corso l’India riporterà le migliori performance tra i mercati emergenti. Gli autori illustrano sette ragioni per cui sono convinti che il Paese abbia rare opportunità di crescita cicliche e nel lungo periodo, in una fase in cui le grandi economie si trovano in difficoltà.

06 luglio 2023

  1. La forza di un’economia in un contesto globale irto di sfide: Sia durante la pandemia da Covid che, più recentemente, in una fase caratterizzata dalle tensioni geopolitiche, l’India ha rappresentato una specie di rifugio. L’attività economica del Paese è già ritornata ai livelli pre-pandemia, nonostante uno scenario globale irto di ostacoli. Secondo le previsioni della Banca mondiale, l’India ha le potenzialità di diventare la terza economia al mondo entro la fine del decennio, con un Pil che potrebbe superare la soglia dei 5 mila miliardi di dollari entro il 2026.

  2. Importanti riforme strutturali: la crescita economica dell’India è stata favorita dai cambiamenti apportati grazie a diverse riforme strutturali tra cui:

    • Una migliore corporate governance: nel tentativo di ridurre le transazioni informali, le autorità indiane stanno riducendo le barriere normative e stanno passando a un modello di governance digitalizzato. Aadhaar, il principale sistema di identità biometrica al mondo, ha documentato l’identità di oltre il 94% della popolazione indiana e ha drasticamente ridotto i costi di verifica dell’identità. Ha dato a milioni di indiani la possibilità di accedere direttamente ai sussidi governativi senza dover ricorrere agli intermediari, nonché di usufruire di servizi finanziari formali a prezzi abbordabili.

    • La razionalizzazione delle leggi sul lavoro e la creazione delle banche della terra

    • L’imposta sui redditi delle imprese nel 2019 è stata ridotta dal 35% circa al 25% mentre le imposte indirette sono state accorpate in un’unica tassa per l’intera nazione allo scopo di ridurre gli errori di sistema.

    • La rimozione della legge sulle imposte retrospettive: l’India ha eliminato una legge controversa del 2012 che imponeva alle società un’imposta retrospettiva sulle plusvalenze per il trasferimento indiretto dei loro beni indiani, una legge sgradita agli investitori esteri.

    • Oggi l’India è il Paese più popoloso al mondo: per il Primo Ministro Narendra Modi le dimensioni della popolazione sono un’opportunità di crescita, non un ostacolo.

  3. Dinamiche demografiche: in questo momento, la popolazione dell’India è di 1 miliardo 428 milioni di persone, di cui il 40% ha meno di 25 anni. La principale forza dell’India sta dunque nei consumi interni che rappresentano più del 60% del Pil e che contribuiscono a proteggere l’economia dalle dinamiche economiche mondiali. Il reddito pro capite del Paese dovrebbe raddoppiare da meno di 2.500 dollari a oltre 5.000 dollari, e il numero delle famiglie che guadagnano più di 35.000 dollari probabilmente quintuplicherà entro la fine del decennio, con un nuovo boom della spesa per beni voluttuari.

  4. Dinamiche geopolitiche: l’India sta conquistando un ruolo attivo nella politica globale e vanta rapporti strategici con la maggior parte dei Paesi al mondo. Recentemente ha siglato accordi di libero scambio con l’Australia ed è vicina a un accordo sulle barriere commerciali con il Regno Unito e l’Europa. Le economie occidentali che intendono diversificare il rapporto con la Cina nell’ottica di futuri conflitti potranno puntare sull’India.

  5. Diversificazione delle catene di distribuzione globali e copertura: in considerazione delle problematiche geopolitiche nei rapporti tra Cina ed Europa, l’India insieme al Vietnam potrebbe beneficiare della situazione poiché le aziende stanno cercando di diversificare le catene di distribuzione per contenere i rischi politici. Il governo indiano ha puntato sull’offerta, tagliando progressivamente le imposte per le imprese dal 2019 al fine di attirare investimenti nel manifatturiero e aumentare gli investimenti pubblici in percentuale del Pil fino al massimo in quasi 17 anni. L’India ha inoltre introdotto gli incentivi collegati alla produzione, in conformità con l’Organizzazione mondiale del commercio (WTO), per beneficiare della decentralizzazione delle catene di distribuzione. Il governo intende inoltre ridurre i costi, attualmente elevati, del settore logistica del Paese attraverso lo sviluppo di infrastrutture e le riforme sui processi.

  6. Inoltre, secondo le stime delle Nazioni Unite, entro il 2030 l’India sarà uno dei principali fornitori di manodopera, e rappresenterà quasi il 23% dell’aumento della popolazione globale in età lavorativa. Il salario per dipendente è tra i più bassi al mondo, e questo fattore rappresenta un vantaggio competitivo per le aziende indiane al fine di ridurre i costi di produzione.


  7. Riforme bancarie: il settore bancario in India ha subito una profonda trasformazione. I crediti in sofferenza lordi delle banche indiane sono diminuiti dai massimi del 12-13% del 2016 al 5,8% del 2022. Le sofferenze nette sono dell’1,7% il che significa una copertura di oltre il 70%. Da inizio anno il credito retail è invece cresciuto del 19,7% su base annua, mentre il rapporto tra obbligazioni societarie e Pil è sceso al 47% circa nel 2022 dai massimi del 62%.

  8. Transizione energetica: alla COP 26 l’India si è impegnata a incrementare la capacità di energia non fossile a 500 GW e a soddisfare il 50% del proprio fabbisogno di energia tramite fonti rinnovabili entro il 2030. Negli ultimi sei anni, la capacità rinnovabile installata dell’India è aumentata di oltre 2 volte e mezzo. Il tema della transizione energetica ridurrà la dipendenza del Paese dal petrolio e darà un contributo positivo alle ragioni di scambio, riducendo la volatilità dell’inflazione e creando nuovi mercati per i veicoli elettrici e a idrogeno.
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Tim Love

Investment Director
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Joaquim Nogueira

Investment Manager
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