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Asia/China Growth Equities – Jian Shi Cortesi

Jian Shi Cortesi spiega che la scarsa fiducia in Cina è la causa delle valutazioni molto basse delle azioni cinesi, per via della crescita economica sotto tono, della crisi nel settore immobiliare e della rivalità con gli Stati Uniti. È però ottimista sulle prospettive nel lungo periodo, nella convinzione che la crescita degli utili nel lungo termine trainerà i prezzi azionari.

Quali eventi hanno avuto le maggiori ripercussioni sull’asset class che segue?

Nel terzo trimestre l’indice MSCI Asia ex Japan è sceso del 3%, nella preoccupazione per la crisi del mercato immobiliare cinese, oltre che per i tassi di interesse elevati negli Stati Uniti. Tra i principali mercati, India, Malesia e Singapore hanno ottenuto buone performance nel trimestre, mentre Corea e Taiwan hanno sottoperformato, soprattutto a causa della lentezza della domanda di tecnologia registrata finora quest’anno. In Cina, la scarsa fiducia è ciò che mantiene le azioni cinesi ferme a valutazioni molto basse. La debolezza del sentiment dipende anche dal rallentamento della crescita economica, dalla crisi del mercato immobiliare e dalla rivalità con gli Stati Uniti. Gli stimoli monetari sono stati inoltre inferiori alle aspettative di molti investitori. A nostro giudizio, il governo cinese vuole sostenere la crescita economica nel breve periodo, però vuole evitare stimoli eccessivi che potrebbero provocare una bolla delle attività e far salire l’inflazione. Nonostante le valutazioni elevate, gli investitori continuano a preferire l’India come importante beneficiario della rilocazione delle catene di distribuzione.

Cosa può offrire quest’asset class nel contesto attuale?

Oggi, crediamo che le azioni asiatiche offrano un’ottima crescita nel lungo periodo, oltre alle valutazioni interessanti. Cina e Asia restano un fattore trainante decisivo per la crescita economica globale. Dai dati del Fondo Monetario Internazionale emerge che quest’anno il 70% della crescita economica globale dipenderà dall’Asia: la Cina contribuirà per circa il 30% alla crescita globale, mentre l’India contribuirà per il 15%. Nonostante siano un fattore di crescita importante, le valutazioni in Asia e in Cina sono molto basse. Se consideriamo gli indici MSCI China e MSCI Asia ex Japan, notiamo che entrambi scambiano a valutazioni molto basse, i flussi di capitale diretti verso l’Asia sono stati deboli e la regione ipervenduta. In questo momento ci sono opportunità di investimento in Asia e in Cina.

Il ciclo tecnologico sta per toccare il fondo in Asia e l’intelligenza artificiale sembra essere un opportuno catalizzatore. Abbiamo in portafoglio società esposte al settore dell’intelligenza artificiale, non solo nei semiconduttori ma anche nel segmento Internet. Puntiamo inoltre sul tema della riapertura, in particolare per quanto concerne i viaggi. Abbiamo assistito alla ripresa dei viaggi in Asia e crediamo che tale tendenza sia sostenibile. Infine, l’energia pulita è un’area in cui ricerchiamo attivamente nuove opportunità, soprattutto dopo la robusta correzione dei prezzi azionari degli ultimi 12 mesi. Oggi rileviamo interessanti opportunità di investimento in società leader nel campo dell’energia pulita.

Quali sono le previsioni a breve e medio termine?

Nel breve termine, e in particolare nell’ultimo mese, notiamo qualche miglioramento degli indicatori economici in Asia e Cina. Per esempio, gli indici PMI hanno iniziato a migliorare in Cina, Corea e Taiwan. Ciò indica che il settore manifatturiero si sta stabilizzando nelle economie asiatiche orientate all’esportazione. Nel frattempo, gli indici PMI in India e Indonesia sono scesi dai livelli molto alti raggiunti in precedenza ma restano decisamente in territorio espansivo. Per quanto concerne la Cina, considerata la natura anticiclica della politica cinese, ci aspettiamo nuovi interventi a sostegno del settore immobiliare e dell’economia in generale. Sarà necessario per contribuire al miglioramento della fiducia in Cina. Quest’anno sono già state introdotte diverse misure, tra cui la riduzione del tasso ipotecario e la rimozione di alcune restrizioni all’acquisto della casa. La salute finanziaria dei proprietari di una casa è ancora buona nel Paese e il tasso d’insolvenza sui mutui ipotecari è molto basso (1,2% nel 2022). Sul fronte della crisi del settore immobiliare, crediamo che velocizzare le procedure fallimentari e il processo di liquidazione possa contribuire alla ripresa del mercato.

A nostro giudizio, il catalizzatore più affidabile per il mercato azionario asiatico quest’anno sarà la crescita degli utili. Da questo punto di vista, la crescita degli utili più rapida quest’anno dovrebbe essere nei servizi, grazie alla ripresa post-Covid. Molte delle società in portafoglio continuano a riportare ottimi risultati sul fronte degli utili. In alcuni casi, tali performance sono state ignorate dai mercati e non si riflettono nel prezzo, ma ci sono stati anche casi in cui i titoli hanno reagito positivamente alla crescita degli utili e hanno registrato un rally sostenuto partendo da livelli molto bassi. Nel breve periodo, i prezzi azionari dipendono dalla percezione, nel lungo termine è la crescita degli utili a trainare il prezzo. Crediamo sia solo questione di tempo e gli investitori si renderanno conto dell’andamento positivo degli utili di alcune società asiatiche.

C’è un grafico che state monitorando in particolare in questo periodo?

In questo momento stiamo monitorando attivamente l’indice del dollaro USA. Storicamente, questo indice presenta una correlazione fortemente negativa con la performance del mercato azionario asiatico. Quando il dollaro sale, le azioni asiatiche tendono a registrare scarse performance. Quando il dollaro frena, le azioni asiatiche tendono a riportare ottime performance. Recentemente abbiamo assistito alla rapida ascesa del dollaro che ha gravato sulla propensione per le azioni asiatiche poiché i tassi di interesse elevati negli Stati Uniti rendono gli strumenti in dollari più interessanti per gli investitori, e invece frenano la domanda di investimenti non in dollari. D’altro canto, la debolezza delle valute asiatiche favorisce le esportazioni della regione, rende i prodotti asiatici più competitivi e fa dunque salire la domanda. Nel momento in cui rileviamo una pausa nella forza del dollaro, la interpretiamo come un ottimo catalizzatore, in grado di favorire la performance del mercato azionario asiatico.

Avvertenze e informazioni importanti
Le informazioni contenute nel presente documento sono fornite a titolo puramente informativo e non costituiscono una consulenza di investimento. Le opinioni e le valutazioni contenute nel presente documento possono cambiare e riflettono il punto di vista di GAM nell'attuale contesto economico. Non si assume alcuna responsabilità per l'accuratezza e la completezza delle informazioni contenute nel presente documento. Le performance passate non sono un indicatore delle tendenze attuali o future. Gli strumenti finanziari citati sono forniti a scopo puramente illustrativo e non devono essere considerati come un'offerta diretta, una raccomandazione di investimento o una consulenza di investimento o un invito a investire in qualsiasi prodotto o strategia di GAM. I titoli elencati sono stati selezionati dall'universo dei titoli coperti dai gestori di portafoglio per aiutare il lettore a comprendere meglio i temi presentati. I titoli inclusi non sono necessariamente detenuti da alcun portafoglio né rappresentano alcuna raccomandazione da parte dei gestori di portafoglio.

Non si garantisce né si dichiara che gli obiettivi di investimento saranno raggiunti. Il valore degli investimenti può diminuire o aumentare. I risultati passati non sono necessariamente indicativi di quelli futuri. Gli investitori potrebbero perdere una parte o la totalità dei loro investimenti.

L'indice MSCI All Country Asia ex Japan rappresenta le large e mid cap di 2 dei 3 mercati sviluppati (DM) (escluso il Giappone) e di 8 paesi o regioni dei mercati emergenti (EM) in Asia. I DM includono Hong Kong e Singapore. Gli EM comprendono Cina, India, Indonesia e Giappone. Con 1.244 componenti, l'indice copre circa l'85% della capitalizzazione di mercato corretta per il flottante di ciascun Paese. L'indice MSCI China cattura la rappresentazione delle large e mid cap tra le azioni A, le azioni H, le azioni B, le Red chip, le P chip e le quotazioni estere (ad es. ADR) della Cina. Con 717 componenti, l'indice copre circa l'85% dell'universo azionario cinese. Attualmente, l'indice comprende azioni Large Cap A e Mid Cap A rappresentate al 20% della loro capitalizzazione di mercato corretta per il flottante. Il Purchasing Managers' Index (PMI) è un indice della direzione prevalente delle tendenze economiche nei settori manifatturiero e dei servizi. Consiste in un indice di diffusione che riassume se le condizioni di mercato sono in espansione, invariate o in contrazione secondo i responsabili degli acquisti. Il PMI si basa su un'indagine mensile condotta tra i responsabili della catena di approvvigionamento di 19 settori, che copre sia l'attività a monte che quella a valle. L'indice del dollaro USA (USDX) è una misura relativa della forza del dollaro USA (USD) rispetto a un paniere di sei valute influenti, tra cui euro, sterlina, yen, dollaro canadese, corno svedese e franco svizzero. I riferimenti a indici e benchmark sono illustrazioni ipotetiche di rendimenti aggregati e non riflettono la performance di alcun investimento reale. Gli investitori non possono investire in indici che non riflettono la deduzione delle commissioni del gestore degli investimenti o di altre spese di negoziazione. Tali indici sono forniti solo a scopo illustrativo. Gli indici non sono gestiti e non riflettono il rendimento di un investimento reale. Pertanto, i confronti con gli indici hanno dei limiti. Non è possibile garantire che un portafoglio corrisponda o superi un particolare indice o benchmark.

La presente presentazione contiene dichiarazioni previsionali relative agli obiettivi, alle opportunità e alla performance futura del mercato statunitense in generale. Le dichiarazioni previsionali possono essere identificate dall'uso di parole come "credere", "aspettarsi", "anticipare", "dovrebbe", "pianificato", "stimato", "potenziale" e altri termini simili. Esempi di dichiarazioni previsionali sono, a titolo esemplificativo e non esaustivo, le stime relative alle condizioni finanziarie, ai risultati delle operazioni e al successo o meno di una particolare strategia di investimento. Tutte sono soggette a vari fattori, tra cui, a titolo esemplificativo, le condizioni economiche generali e locali, l'evoluzione dei livelli di concorrenza all'interno di determinati settori e mercati, le variazioni dei tassi d'interesse, le modifiche legislative o regolamentari e altri fattori economici, competitivi, governativi, normativi e tecnologici che influenzano le operazioni di un portafoglio e che potrebbero far sì che i risultati effettivi differiscano materialmente dai risultati previsti. Tali dichiarazioni sono di natura previsionale e comportano una serie di rischi noti e ignoti, incertezze e altri fattori e, di conseguenza, i risultati effettivi potrebbero differire materialmente da quelli riflessi o contemplati in tali dichiarazioni previsionali. Si invitano i potenziali investitori a non fare eccessivo affidamento su qualsiasi dichiarazione previsionale o esempio.

Jian Shi Cortesi

Investment Director

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